Storia della fotografia dell'architettura

 L'idea di catturare un’immagine attraverso la fotografia esiste da moltissimo tempo. Già nel 1600 esistevano delle camere oscure, mentre nel Rinascimento esistevano delle strutture buie forate dentro le quali il pittore poteva entrare e rappresentare ciò che vedeva attraverso il foro. L’idea di fotografia si concretizzò a partire dall’Ottocento, contemporaneamente al diffondersi del Romanticismo, dello Storicismo e del senso di identità nazionale. ll dialogo e lo scambio di idee tra fotografi favorì una maggiore diffusione e lo sviluppo di diverse tecniche fotografiche.

Le prime macchine fotografiche inventate erano molto ingombranti e soprattutto avevano tempi molto lunghi. Per questo motivo il principale soggetto divenne l'architettura, che era un soggetto più statico rispetto all’uomo. Solitamente si fotografavano edifici semi-isolati. Era però presente la difficoltà nell'avere linee dritte parallele: per questo era comune fotografare soltanto una parte della struttura per sviare questa problematica dovuta all’altezza dell'edificio e alla conseguente inclinazione della macchina verso l’alto. Venivano usati materiali che permettevano la sensibilizzazione della carta e in seguito si creavano dei positivi.

Talbot, durante la rivoluzione industriale, fu il primo a stampare un negativo ma non riscosse molto successo. La stampa del negativo consisteva nel mettere una foglia sulla pellicola, che lasciava un’impronta nera.

Daguerre fu invece il primo a fotografare un uomo. Questo fu possibile perché il soggetto era rimasto fermo a farsi lucidare le scarpe lungo il viale che Daguerre inquadrò. I tempi dunque erano già stati accorciati.

A Parigi Bayard fu il primo a fotografare gli scorci, mentre Atget fu importante nella fotografia di architettura per il suo racconto fotografico in cui catturò ogni angolo di Parigi, in particolare i “passage” (simili a gallerie commerciali dell’epoca) o i dettagli degli edifici.

In Italia invece, nel 1852 a Firenze, nacque la prima azienda operante nel settore della fotografia: l’Alinari. Proprio ai fratelli Alinari vennero commissionate le prime foto della Cappella Sistina.

Nel Novecento ogni fotografo inizia ad avere un proprio tema da sviluppare e un proprio stile, per esempio:

  • Hillers si occupa di fotografia del paesaggio e della natura. Il suo scopo è “far conoscere l’America agli Americani”
  • Walker Evans vuole, con le sue fotografie, descrivere e denunciare le condizioni della popolazione e delle strutture durante la crisi del trenta

Successivamente, con il boom economico, si iniziano a fotografare scorci di carattere industriale, come ad esempio il ponte di Brooklyn, e nasce l’interesse per i paesaggi dove sono presenti pioggia o nebbia.

Inoltre nel Novecento ci fu l’importante dibattito per decidere se categorizzare o meno la fotografia come forma d’arte. Per dare dimostrazione di come la fotografia potesse essere emozionante e affascinante quanto la pittura, si sviluppò la corrente fotografica del Pittorialismo.

La fotografia inizia a sbizzarrirsi utilizzando linee curve, giochi di luce, tagli particolari, vedute dall’alto, ed è presente un maggior dinamismo in cui le linee cadono ma in modo compositivo. Lo stesso accade anche in architettura dove per esempio Giuseppe Pagano realizza un palazzo avente finestre orizzontali.

Nella scuola tedesca, con i fratelli Becher, i soggetti fotografici sono edifici industriali, l’opera d’arte sta nel progetto realizzato: cataloghi di immagini scattate ad oggetti dello stesso tipo, con la stessa luce e alla stessa distanza. Le foto venivano scattate all’alba in modo da non avere ombre, in questo modo si ha una definizione maniacale del soggetto. Con la crisi industriale le fabbriche abbandonate diventano soggetti fotografici. A partire dagli anni ’70 l’interesse si sposta verso il centro storico delle città. Nel 1984 il governo francese commissiona a 11 fotografi francesi e uno italiano la “Mission Photographique” con lo scopo di rappresentare i paesaggi della Francia.

Nei tempi più recenti vengono poi sperimentati altri tipi di approcci e tecniche come giocare sull’uso del colore, spostare l’obiettivo durante lo scatto in modo da avere un effetto dinamico, usare lo zoom o piani sfocati per far risaltare un particolare.

Inesauribilità della bellezza estetica

Come si può procedere per la realizzazione del progetto fotografico:
1. Storytelling della costruzione: cosa cerchiamo nell’architettura, cosa attira la nostra attenzione. Importante è raccontare.
2. Dal microscopico al macroscopico e viceversa, anche una modanatura diventa un gioco fino alla parte più piccola.

Cinque chiavi di interpretazione del barocco fornite da Bruno Zevi, due volumi pieni di immagini: “Saper vedere l’architettura” (a lui interessava l’architettura dinamica, organica):

  • Passaggio da edifici statici ad edifici dinamici, quasi a imitazione della pittura
  • Passaggio da edifici piani a edifici con profondità
  • Passaggio dalla forma chiusa alla forma aperta
  • La pianta si modifica, minor sviluppo longitudinale
  • Passaggio dalla chiarezza assoluta a quella relativa, nel barocco sembrano grotte di spazi che si intersecano, linee curve che proseguono, luce sigillata che si muove (interpretazione critica dell'architettura), Camere di luce importanti in Vittone, invenzione assoluta barocca, è tutta un'illusione giocata su linee curve tangenti e prospettiva.

 

“La teoria delle piccole percezioni riposa su due ragioni: una ragione metafisica, per la quale ogni monade esprime un mondo infinito da essa incluso; una ragione psicologica, secondo la quale ogni percezione cosciente implica l’infinità di piccole percezioni che la preparano, la compongono o la seguono. Dal cosmologico al microscopico, ma anche dal microscopico al macroscopico. La percezione detiene il potere di parcellizzare il mondo, ma anche quella di spiritualizzare il crepuscolo.”


“E’ come se il fondo di ogni monade fosse costituito da un’infinità di piccole pieghe (riflessioni) che non smettono di farsi e disfarsi in ogni direzione, di modo che la spontaneità delle monadi è simile a quella di un addormentato che si gira e rigira nel suo letto”

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William Fox Talbot (1800-1877), The oriel window of Lacock Abbey (1835)
Questa immagine rappresenta la prima fotografia al negativo su carta.
Louis Daguerre (1787-1851), Boulevard du Temple (1838)
In questa fotografia si può notare, in basso a sinistra, il primo uomo ad essere fotografato intento a farsi lucidare le scarpe.
Hippolyte Bayard (1807-1887), Autoportrait en noyé (1840 ca.)
In questo autoritratto, l'autore mette in scena la propria morte in seguito al mancato riconoscimento del ruolo da lui ricoperto nell’invenzione fotografica.
Eugène Atget (1857-1927), La Cour du Dragon (1913)
Fratelli Alinari
John Karl Hillers (1843-1925), Aquarius Plateau Utah (1872 ca.)
Questa immagine mostra Hillers intento a sistemare i suoi negativi.
Walker Evans (1903-1975), Autostoppisti vicino a Vicksburg (1936 ca.)
Bernd Becher (1931-2007) e Hilla Becher (1934-2015), Water Tower (1988)