Abbiamo diverse fonti riguardanti la volontà di un rifacimento del parrocchiale della frazione di Garessio Ponte, volontà concretizzata quando una piena del fiume Tanaro devastò la ormai “rovinosa e indecente” chiesa che fu così demolita. Il 24 giugno del 1723 l’opera fu data ad impresa, sulla base però dei disegni procurati dall'ingegnere Francesco Gallo. Egli lavorò per diverse settimane su di essi e una volta completati prese avvio la costruzione. N. Carboneri ci lascerà un approfondimento importante su questo cantiere nella sua monografia dell’architetto monregalese, egli evidenzia il protrarsi del cantiere fino alla metà del secolo dopo aver analizzato le sue fasi.
Il parrocchiale fu completato nelle sue parti essenziali nel 1741 ma ancora mancava delle ornazioni in stucco e i dipinti che verranno eseguiti negli anni successivi da Giovan Battista Airaldi, raffigurazioni della vita della Santa nei due quadri (1748); opere del pittore di Alassio Giovanni Battista Airaldi, ai lati dell'altare: la disputa e il processo alla Santa davanti ai sapienti dell'Università, e il suo martirio (la ruota dentata si spezzò al contatto col suo corpo).
E’ a questo punto che entra in gioco come capomastro Francesco Begutti, sostituito 7 anni dopo dal nipote Gian Domenico, lui mantenne i contatti con il Gallo e lo contatto diverse volte per consigli e suggerimenti su elementi come gli stucchi o i capitelli, per cui c’era bisogno della perizia di un esperto. Egli si limitò però a risposte per via epistolare, mai recandosi sul sito, e i già scarsi rapporti con l’architetto si spezzarono definitivamente quando nella copertura della chiese vennero utilizzate lastre di ardesia, recuperate dal vecchio edificio, ignorando il consiglio del Gallo di utilizzare coppi di terracotta.
Il campanile non fu però disegnato dall’architetto ma da Bernardo Vittone che presentò i disegni l’11 Dicembre del 1751, trent’anni dopo il campanile era stato innalzato solo per metà e verrà terminato dopo ancora qualche anno sulla base dei disegni di Giuseppe Giacinto Morari. Le fonti non ci danno prova nè della presenza di Gallo nel cantiere di Santa Caterina né di suoi disegni autografi. Si possono comunque evidenziare criteri progettuali riferibili all’opera matura dell’architetto, inserendo a pieno titola la chiesa nel terzo periodo di attività partendo dal 1712, caratterizzato secondo Carboneri da un allentarsi “dell’incitamento Barocco”.

 

Analisi

La chiesa, tipico esempio dell'architettura piemontese del 1700, è a pianta a croce greca, ad una sola ampia navata, con tre altari per parte; la facciata è in cotto a vista e il sagrato in ciottolato è stato realizzato nel 1825. All'interno sono da notare due maestosi altari nelle cappelle laterali di centro, in marmi locali realizzati dall'architetto Benedetto Alfieri (XVIII secolo), e nel coro parte degli stalli scolpiti ed intarsiati in legno (XVII secolo), provenienti dalla Chiesa del Convento Domenicano del Borgo Maggiore, soppresso a seguito delle leggi francesi del 1800; di rilievo sono anche la statua dell'Angelo Custode (opera di Angelo Olivari di Genova del 1802) e la statua dell'Immacolata opera di Antonio Brilla (XVIII secolo).
Lo spazio interno, organizzato in un’aula unica e un coro molto profondo, tende alla centralità attraverso la maggiore dilatazione delle cappelle laterali ad andamento ellittico, risolte con una copertura a vela unghiata e con un ampia volta a catino sull’abside. La trabeazione aggettante in corrispondenza alle lesene percorre lo spazio interno sormontata dalla finestre ovali o lunettate. La concezione d’insieme della facciata, ad ordini sovrapposti, ricorrente nella produzione di Gallo, è qui caratterizzata da un interpretazione in chiave tridimensionale messa in evidenza dalle colonne addossate sul corpo centrale, che lo inquadrano. La facciata è messa a confronto dal Carboneri con quelle coeve della Natività della Vergine a Marene e dell’Annunziata di Busca, anche se caratterizzata da “una maggiore sensibilità plastica”, tendente “a più profonde elaborazioni struttive”, e rimanda a modelli juvarriani, con particolare riferimento alla facciata della chiesa di Santa Cristina a Torino, per quanto riguarda la presenza dominante della grande finestra ovata alla sommità.

 

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