La chiesa dei Santi Pietro e Paolo fu costruita intorno al 1489 per la crescente popolazione di Breo. Venne edificata dopo che Papa Pio II mandò una bolla che autorizzava il trasferimento della sede parrocchiale di Santa Maria “la nova” a Breo il 20 aprile 1464. La chiesa era stata costruita nel XII secolo come filiazione della antica Santa Maria di Bredolo (che era del IX secolo). Sul fianco del Monte di Vico la gente di Breolungi si era stabilita agli inizi del XIII secolo, ma in seguito era scesa ai piedi della collina per svolgere meglio le sue attività e costruire le sue case, perché la località della Nova era più scomoda. Solo tra il 1550 e il 1583 venne eretta in chiesa parrocchiale.


La facciata

In origine era un semplice muro di mattoni con la sola porta centrale e una finestra sopra. Lo spazio antistante era forse un prato in salita o più probabilmente una rustica scalinata e nello spazio inferiore alla chiesa era presente un forno pubblico, dove il popolo poteva andare a cuocere il pane. Con il tempo vennero costruite nuove case sul fianco meridionale, mentre sul lato settentrionale passava la strada. Nel 1780 inizia la costruzione di una scalinata monumentale in marmo verzino realizzata dal lombardo Giuseppe Quadrone e completata nel 1900 dal monregalese Pietro Manzo. La facciata denuncia le tre navate interne nelle proporzioni di larghezza e altezza, e presenta due ordini sovrapposti. Nella parte inferiore lo stile dorico e nella parte centrale quello corinzio. Nel 1900 venne murata poi la finestra presente nella parte superiore, quando Luigi Morgari vi affrescò la “Caduta di Simon Mago”.
Nel 1798, in cima, viene aggiunto il Moro, l’automa che scandisce le ore in un baldacchino, oggi simbolo della città e maschera ufficiale.


L'interno

La chiesa quattrocentesca aveva pianta basilicale a tre navate, senza transetto e con abside piana. Era più corta di quella attuale e non aveva delle volte, ma il tetto era in vista. Il pavimento era un semplice ammattonato. La navata centrale, secondo la tradizione, era quasi il doppio delle altre anche se la tennero piuttosto stretta per via dello spazio a disposizione ristretto. La copertura era invece sostenuta da dei pilastri quadrati che terminavano con dei semplici capitelli cubici. Si ha notizia di ampliamenti e miglioramenti con sovvenzioni comunali nel 1611 e 1645, in cui i pilastri vennero inglobati in pilastri più grossi arricchiti da paraste sulle quattro facciate. Questo per poter sorreggere e contrastare le spinte delle nuove volte a crociera sulle navate laterali e delle volti a botte su quella centrale.


Il campanile

Iniziato nel 1583, il campanile è di forma rettangolare con tetto a capanna e gugliette goticheggianti. Secondo Carboneri il campanile di cui parla Scarampi, dopo la sua visita pastorale a Mondovì, non può corrispondere al campanile attuale perché sarebbe stato del tutto staccato dalla chiesa (cosa molto improbabile dalle nostre parti). Deve essere infatti alla fine del XVIII o all’inizio del XIX secolo che venne innalzato l’attuale campanile. Probabilmente costruito per ragioni strutturali o dimensionali, quello attuale è più grosso e robusto per poter raggiungere una maggiore altezza. Questo può essere dimostrato dalla insolita scala di salita.


La cupola

Uno dei principali problemi della chiesa era luce, essendo stretta tra le case e quasi piantata nella collina. Di questo si rese subito conto Bernardo Vittone quando, nel giugno del 1755, ricevette a Torino la visita del capomastro Andrea Scala che gli chiese di progettare la cupola. Precedentemente c’erano già stati dei progetti, come quello dell’Eula, che però non ottennero consensi. Il Vittone progettò la cupola senza recarsi a Mondovì, procedura che può sembrare spiccia ma sappiamo che il Consiglio lo permise perché nutriva una piena fiducia nei confronti del Vittone. Disegnò una cupola di forma ottagonale a tiburio, caratterizzata dallo svuotamento dei pennacchi di raccordo con il quadrato sottostante, come aveva già fatto in Santa Maria di Piazza a Torino. Questo gli consentiva di aprire altre quattro coppie di finestre al fondo delle nicchie angolari del tamburo. Il problema della luce fu così risolto, visto che entrava da dodici finestre che rendevano l’interno meno ombroso. La cupola fu costruita da Andrea Scala, che nel 1771 costruì anche la nuova sacrestia in proprio, uno spazio severo ma di elegante armonia sotto una bellissima volta.


Le cappelle

Nel 1700, con l’aumentare della popolazione di Breo, divenne necessario ampliare la chiesa. L’architetto monregalese Francesco Gallo studiò la trasformazione della pianta a croce greca con l’inserimento di un transetto. Questo transetto era composto da due cappelle uguali e simmetriche e di forma quasi quadrata. Le cappelle furono progettate di altezza uguale a quella della navata centrale, coperte con catino e absidate. La cappella di destra fu costruita nel 1722, mentre quella sinistra nel 1755, dopo la morte del Gallo.


Bibliografia

TITOLO: Arte nel Monregalese
AUTORE: Lorenzo Bertone
CASA EDITRICE: Editrice Artistica Monregalese
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2002


TITOLO: Due chiese di Breo
SOTTOTITOLO: La parrocchiale dei SS. Pietro e Paolo e la chiesa di S. Filippo Neri a Mondovì
AUTORE: Lorenzo Bertone
CASA EDITRICE: Edizioni Il Belvedere
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 1991

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