La prima lettura storico critica della chiesa di san Giovanni Battista a Racconigi si deve a Carboneri nella nota monografica su Francesco Gallo. Lo studioso riscontra un legame con il tardo manierismo, che si può notare da una scarsa dinamicità del prospetto, ed evidenzia “i complessi rapporti spaziali e l’intenso moto di masse” utilizzato per una questione scenografica. In aggiunta vi è un giudizio positivo sul complesso architettonico esterno che vede distinte le varie parti ma nello stesso tempo unite senza passaggi bruschi. Dove oggi si allarga il giardino sorgeva il monastero delle domenicane di Santa Caterina, chiuso da un alto muro di cinta e dotato di tutta una serie di edifici funzionali, che restringevano sia la via frontale di accesso alla chiesa che quella laterale. La facciata risultava quindi "chiusa" all'interno di un cannocchiale prospettico che ora non c'è più. Sorge sul luogo dell'antica chiesa parrocchiale trecentesca (il primo parroco di S. Giovanni venne nominato nel 1331). Nel 1712 il priore Giuseppe Maria Cambiano propose al consiglio della Comunità un nuovo progetto della Chiesa, divenuta troppo piccola per ospitare la popolazione in crescita dovuto a un miglioramento delle condizioni economiche e ai flussi migratori causati dall’industria della seta, dicendo inoltre di aver trovato persone disposte a contribuire economicamente alla costruzione dell’edifico, come il benefattore Angelo Spada che mise a disposizione 26.000 lire per finanziare i lavori. In quell’occasione venne abbozzato un primo progetto. Per non utilizzare patrimonio pubblico il conte di Racconigi Vittorio Amedeo I Savoia-Carignano donò una somma di denaro per iniziare la costruzione. Solo dopo 5 anni si ebbero documenti relativi all’edifico, che risultò troppo grande rispetto al sito sul quale doveva ergersi, e all’assenso del conte di utilizzare un’area più ampia.
Il 22 aprile 1719 Francesco Gallo, venuto per disegnare il progetto definitivo, fu presente al Consiglio comunale dove notò che la Chiesa non poteva essere edificata in un sito così piccolo; perciò ne propose un ampliamento e nel luglio dello stesso anno, dopo aver organizzato i lavori da parte dei capimastri Alessandro Chiarino e Luigi Quadrupane, fu posizionata la prima pietra. Anche la popolazione contribuì in modo notevole sia con offerte in denaro che con il lavoro diretto. Ancora oggi nella memoria popolare racconigese sopravvivono le idee tramandate da padre in figlio di lunghe "catene umane" di cittadini che trasportavano ad uno ad uno i mattoni dalla fornace al cantiere. Del cantiere durato circa 10 anni si hanno pochi dati; si sa però che il 22 ottobre 1729, dato che la costruzione era già arrivata al tetto, il Comune fece fissare al portale lo stemma della città di Racconigi, scolpito dal signor Battista Parodi, capomastro marmista di Torino. Aldo Mainardi ricorda che, dopo averla vista, Napoleone aveva deciso di elevare san Giovanni al rango di Cattedrale e Racconigi a sede vescovile.
La chiesa fu benedetta il 3 dicembre 1730 e poi consacrata il 20 ottobre 1770 dal vescovo di Ivrea (Giuseppe Ottavio Pochettino di Serravalle, originario di Racconigi).

 

Analisi

L'edificio è lungo 45.5 m, largo 27.5 m ed alto 33.5 m. Ha pianta rettangolare con impostazione a croce latina rovesciata (che tende a quella greca) e si sviluppa su di un impianto ad andamento prevalentemente longitudinale, tagliato da un braccio trasversale caratterizzato da due grandi cappelle rettangolari da cui dipartono i quattro pilastri su cui si imposta la cupola. Il braccio trasversale risulta preceduto e raccordato alla zona presbiteriale tramite due strette campate terminanti in cappelle ellittiche. Il presbiterio, di impianto quadrato, appare concluso da un coro semicircolare. Lo spazio interno, policromo e illuminato dalle finestre aperte alla base delle volte e della cupola, risulta scandito ritmicamente dall'alternanza di paraste e colonne composite. Queste ultime sono poste a delimitare, sorreggendo archi trionfali, spazi adibiti a diverse funzioni. La volta è a botte e culmina nella grande cupola ottagonale affrescata, impostata su pennacchi, caratterizzata da quattro finestre aperte e quattro cieche. Essa si presenta fasciata da un tiburio ottagonale in mattoni che si impone volumetricamente sul degradante gioco degli apparati esterni: il campanile, le cappelle e la sacrestia. La facciata in mattoni sprigiona un senso di energia e di potenza: si sviluppa su due registri suddivisi a sua vola in tre campi da paraste che delimitano in quelli laterali degli sfondati dalle geometrie regolari e in quello centrale il portale con timpano inflesso e il soprastante finestrone rettangolare. Il portale sobrio è sormontato dall'iscrizione di dedica a San Giovanni e lo stemma di Città. Il fronte appare coronato da un timpano triangolare. Il pronunciato dinamismo qua e là si attenua, ma tutto esprime tendenza a monumentalità e a plastico dominio delle forme architettoniche. Entrando nella chiesa si nota innanzitutto la bella bussola in legno scolpito, la cui doppia tribuna ospita il prezioso organo, costruito nel 1831 dai famosi fratelli Serassi di Bergamo. Superata la prima cappella di sinistra, dedicata ai santi Francesco di Sales e Luigi re e al Beato Giovenale Ancina, si raggiunge quella dedicata a Nostro Signore Gesù Cristo Crocifisso che ospita tre importanti opere settecentesche. Esse sono il Crocifisso (opera di Stefano Clementi) e le statue dell'Addolorata e dell'Evangelista Giovanni (scolpite da Giacomo Plura), rispettivamente alla sua sinistra e alla sua destra. Il pulpito, collocato tra questa cappella e la successiva (dedicata a San Giuseppe Morente e ospitante affreschi quali lo Sposalizio della Vergine e la Sacra Famiglia) è una superba opera in legno di noce che lo scultore Biagio Ferrero istoriò nel 1784 con bassorilievi raffiguranti momenti della vita del Battista. Nel presbiterio spiccano le due tribune laterali da cui assistevano alle celebrazioni i membri della famiglia reale, le vetrate colorate dell'abside con lo stemma dei Savoia e il grande quadro di Claudio Francesco Beaumont raffigurante il Battesimo di Gesù (1735). Si segnalano, nella zona presbiteriale ed absidale, l'altare maggiore in marmo con ornamenti bronzei (progettato da Francesco Gallo) e la pala d'altare raffigurante il Battesimo di Gesù nel Giordano (di Claudio Francesco Beaumont, 1735). Dietro l'altare pregevole il coro ligneo con stalli intarsiati a motivi alternati. Ai piedi della balaustra è conservato il fonte battesimale in pietra della primitiva chiesa romanica di San Giovanni Battista, datato 1478 e realizzato probabilmente dai fratelli Zabreri di Dronero. La vasca ha forma ottagonale e reca la scritta latina in caratteri gotici "Credo in deum patrem omnipote creatore celi e tere". La prima cappella di sinistra guardando all'ingresso è intitolata a S. Antonio, la cappella centrale al Sacro Cuore e alla Beata Caterina de Mattheis. Nella cappella della Beata Caterina si osserva la statua di un prelato affacciato (verso l'interno) dal balcone della finestra a trompe-l'oeil sopra il confessionale. Egli è Giuseppe Maria Cambiano, voluto così rappresentare nel 1780 dai parrocchiani. Il sacerdote, precedentemente citato, era originario di Ruffia e nella lapide è ricordato come "mirabile coltivatore" della "vigna dl Signore" (è morto nel 1744 a 63 anni). Passando di fianco alla cappella dedicata alla Vergine di Lourdes raggiungiamo l'uscita, incontrando a fianco del portale la lapide con la dedica al mecenate Angelo Spada.


Gli affreschi

Le decorazioni e gli affreschi sono veri capolavori, danno luce, risalto e maggiore profondità al complesso architettonico. Sono stati eseguiti nel 1759 dal celebre Pietro Antonio Pozzo e dai fratelli Barelli di Bra. Sono veramente ammirevoli per finezza di esecuzione e per le prospettive perfette che danno senso allo spazio. Dopo l'accurato restauro del 1965 da parte di Nino Pirlato, la pittura ha riacquistato la vivezza e la nitidezza originali. In particolare la cupola è un vero capolavoro. Fu affrescata dal Pozzo nel 1759, aiutato da Giuseppe Dallamano e Francesco Antonio Cuniberti (che vi morì nel 1757 cadendo da un'impalcatura). Il segno e la linea sono dinamici ed evidenti, per meglio segnare i contorni delle figure (siccome si trova a più di 30 m di altezza). Prevalgono andamenti morbidi e continui, soprattutto nella raffigurazione delle nuvole. La superficie è uniforme e liscia e i colori sono caldi ed espressivi, principalmente in armonia, contrastati dal tenue azzurro dello sfondo (cielo). La luce evidenzia le parti che la riflettono creando un minimo senso di volume, poi approfondito nel trompe-l'oeil delle figure disposte come in un vortice. Infatti la struttura compositiva è libera e direzionata (a spirale) verso il sole che ne costituisce il centro. Avendo rappresentato le figure più lontane in dimensione minore, l'artista ha ampliato il senso di profondità dell'opera. Lo spazio diventa percepibile su tutti i lati (plurispaziale). L'immagine rappresenta un corteo di santi, angeli e figure evangeliche che s'innalzano vorticosamente verso l'alto, tra le nuvole rosee. Tutte convergono al sole, rappresentato da un grosso cerchio arancione illuminato dai tenui raggi gialli, sostenuti all'estremità da putti. Al suo centro è presente un triangolo bianco, simbolo della trinità. Emergono figure come la Santa Vergine Maria, San Giovanni Battista (patrono), e molte altre figure religiose, individuabili dalle talare (vesti ecclesiastiche), dai crocifissi portati al collo, dal pastorale o da grossi libri biblici. La rappresentazione è idealizzata: l'artista vuole esprimere l'idea della salita al cielo verso Dio. L'opera comunica un senso di inquietudine dato dal dinamismo della composizione, attenuata però dai colori calmi e ben equilibrati che trasmettono serenità. Questo meraviglioso effetto trompe-l'oeil sfonda la parete e ingigantisce l'eccentrica cupola, decorazione caratteristica della chiesa.


Pietro Antonio Pozzo

I Pozzo (o Pozzi) furono una famiglia di pittori di origini luganesi che avevano abitato sia a Torino sia a Genova. Ne fu capostipite Giovanni Battista, che durante il suo lungo periodo di attività in Savigliano aveva fondato una scuola sul modello di quelle rinascimentali. Due figli ne seguirono le orme: Pietro Antonio e Giovanni Pietro. La loro "specialità" consisteva nella realizzazione di impostazioni scenografiche a finte architetture, ricche di prospettive, balconate, finte cupole e cupolini in cui raggiungevano notevoli effetti di "sfondamento spaziale e di illusionismo". Pietro Antonio Pozzo fu importante a Racconigi per la realizzazione delle chiese di San Giovanni Decollato, San Giovanni Battista e dei Domenicani. Egli lavorò nel 1727 alla Misericordia di Mondovì Piazza.


Bibliografia:

-"Castello Reale Museo Diffuso", Le guide: Racconigi, Scolastica Editrice, maggio 1997.
-Vera Comoli e Laura Palmucci, "Francesco Gallo 1672-1750 un architetto tra stato e provincia", AGIT Beinasco (TO), novembre 2000.
-Amministrazione comunale di Racconigi, "Racconigi Ritratto di una città", Coingraf Torino-Grafiche Duemila Mathi (TO), Editer s.a.s., settembre 1994.
-Ernesto Billò, "Artigiani ed artisti a Mondovì", Amici di Piazza, Tipografia Fracchia, Mondovì 5 agosto 1978.
-Aldo Mainardi, Cooperativa "Don Primo Mazzolari", "Le chiese di Racconigi", Istituto Grafico Bertello, Borgo San Dalmazzo (Cuneo) settembre 1980.

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